E il semplice pastore che sorveglia modestamente le sue pecore sotto le stelle, se prende coscienza del suo ruolo, si scopre più che un pastore. Egli è una sentinella. E ogni sentinella è responsabile di tutto l'impero"La paix ou la guerre, Antoine de Saint-Exupéry, articolo su Paris Soir, ottobre 1938.
La ragazza seduta davanti a me è colta, ricca e molto bella.
Ha un problema. E’ passata con il rosso a un incrocio e dopo un po’ le è arrivata a casa una multa accompagnata dalla decurtazione di alcuni punti della patente e lei, questa cosa, non la digerisce proprio, la percepisce come una tremenda ingiustizia, un immeritato castigo. Per questo è venuta a chiedermi se non sia il caso di rivolgersi al Garante per la violazione della sua privacy a causa delle riprese di una telecamera non segnalata ad un incrocio stradale.
Lo immaginavo. Comincio a non sorprendermi più.
Ecco l’Italia che non mi piace. Un popolino di furbastri, di amici degli amici, di frequentatori di avvocati assoldati per aggirare leggi e codici, per cercare cavilli invece di darsi dell’idiota per aver rischiato la pelle a un semaforo, gente che venderebbe la mamma per passare davanti alla fila. Carte false per ottenere pensioni, privilegi, favori. A qualunque livello, dal politico al professionista, dall’amministratore all’impiegato. Si ammira il furbo, l’evasore, il ladro che non si sporca materialmente le mani, si insegna ai figli che con i soldi si può comprare anche la rispettabilità, la capacità di guardarsi allo specchio ogni mattina senza vergognarsi, la possibilità di dormire tranquilli, nonostante tutto.
E’ un paese che non mi piace, questo, un paese che non sembra credere più a nulla e di nulla sembra più indignarsi a meno che non venga toccato nel proprio portafoglio o nei propri sacri diritti, intento a rotolarsi nel proprio lento e inarrestabile declino, morale ed economico, che critica la propria classe politica e non si accorge che questa è il suo specchio. Un pezzo d’Europa dove la colpa è sempre di qualcun altro, dove non si capisce che ognuno, nel proprio piccolo, contribuisce a far girare il mondo, ognuno, nel proprio piccolo, può far qualcosa per migliorarlo. E tante persone lo fanno, in silenzio, senza sbandierare, ma molti altri no. Non è mio il mondo, sembrano dire, ci pensino gli altri. Non si sentono responsabili e chiudono il cancello del loro giardino, ripiegati sul proprio interesse. La responsabilità è un concetto che è diventato estraneo alla società plastificata che ci propone una televisione popolata di personaggi inutili e costruiti, di veline e di grandi fratelli. Ma sarebbe troppo semplice incolpare i media, non è una scusa sufficiente per seppellire la propria coscienza sotto l’indifferenza, per capire che la responsabilità è in noi e lo è sempre stata. Non siamo esentati dal subire le conseguenze delle nostre scelte.
Ogni piccola sentinella è responsabile per tutto l’impero. Non riusciamo proprio a capirlo.







Guardo mia figlia. Ha circa la stessa età di quei ragazzi che a
E' successo di nuovo, ed è un brutto segno.
Venerdì sera, ore venti e quarantacinque.
A mente fredda, esauriti i festeggiamenti e la sbornia collettiva, finiti i discorsi patriottici e i deliranti proclami di qualche politico, terminate le parate e riposte le bandiere nei cassetti, mi viene in mente una piccolissima, banale riflessione.
All'inizio del sentiero che da Manarola porta verso Corniglia troverete certamente qualche pittore che, seduto su uno scoglio, ritrae i colori e il mare di uno dei borghi più belli delle Cinque Terre. Il 25 aprile scorso erano in tre: due orientali e un europeo. La ragazza giapponese era appollaiata su uno spunzone di roccia e il ragazzone dai capelli rossi poco più in là. L'unico facilmente avvicinabile era un anziano signore giapponese che, dalla sua panchina di pietra, colorava ad acquarello il disegno a china appoggiato sulle sue ginocchia.
Propongo che un piccolo ritratto con la foto di
Le armi di distruzione di massa sono fra noi!
A tutti,
Ieri il ministro francese dell’Economia e delle Finanze Thierry Breton ha presentato ai suoi colleghi dell’Ecofin un memorandum sulla politica energetica europea. Secondo
Non essendo un grande frequentatore di chiese posso anche sbagliarmi, però non ricordo di aver mai sentito un sacerdote, un vescovo, un cardinale, un Papa qualsiasi tuonare contro i molti evasori fiscali e denunciarli con il loro vero nome: ladri. Eppure alcuni di loro sono cattolicissimi, vanno a messa, dalle pareti dei loro uffici pendono i calendari di Padre Pio. Hanno fatto ore di fila per vedere la salma del Papa, hanno trepidato davanti alla televisione in attesa della decisione del Conclave. La domenica mattina insegnano catechismo ai bambini. Ci si potrebbe aspettare un’onestà cristallina da coloro che sbandierano la religione cristiana come il loro faro nella notte.