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Ho udito molti anni di parole, e molti anni dovrebbero portare un mutamento.
La palla che lanciai giocando nel parco non ha ancora raggiunto il suolo.

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Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita e meglio una lunga vita, e poi, proprio alla fine, forse si riuscirebbe poi a scrivere dieci righe che fossero buone. Poiché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si hanno già presto), sono esperienze. Per un solo verso si devono vedere molte città, uomini e cose, si devono conoscere gli animali, si deve sentire come gli uccelli volano, e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino. Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e a separazioni che si videro venire da lungi, a giorni d'infanzia che sono ancora inesplicati, ai genitori che eravamo costretti a mortificare quando ci porgevano una gioia e non la capivamo (era una gioia per altri), a malattie dell'infanzia che cominciavano in modo così strano con tante trasformazioni così profonde e gravi, a giorni in camere silenziose, raccolte, e a mattine sul mare, al mare, a mari, a notti di viaggio che passavano alte rumoreggianti e volavano con tutte le stelle, e non basta ancora poter pensare a tutto ciò. Si devono avere ricordi di molte notti d'amore, nessuna uguale all'altra, di grida di partorienti, e di lievi, bianche puerpere addormentate che si richiudono. Ma anche presso i moribondi si deve essere stati, si deve essere rimasti presso i morti nella camera con la finestra aperta e i rumori che giungono a folate. E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.

Rainer Maria Rilke, I quaderni di Malte Laurids Brigge



Se non puoi essere un pino in cima a una collina sii una sterpaglia nella valle, ma la miglior sterpaglia sul fianco della collina. Sii un cespuglio se non puoi essere un albero. Se non puoi essere una strada sii un sentiero. Se non puoi essere il sole sii una stella. Perché non è dalla dimensione che si vince o si perde. Sii il meglio di ciò che sei.

Martin Luther King, Barratt Junior High School, Philadelphia, 26 ottobre 1967
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disclaimer
Questo sito, mi sembra ovvio, non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.

Alcune immagini sono tratte dal web, in caso di problemi avvisate e saranno immediatamente rimosse.
giovedì, 05 giugno 2008
E il semplice pastore che  sorveglia modestamente le sue pecore sotto le stelle, se prende coscienza del suo ruolo, si scopre più che un pastore. Egli è una sentinella. E ogni sentinella è responsabile di tutto l'impero"
La paix ou la guerre, Antoine de Saint-Exupéry, articolo su Paris Soir, ottobre 1938.

La ragazza seduta davanti a me è colta, ricca e molto bella.
Ha un problema.
E’ passata con il rosso a un incrocio e dopo un po’ le è arrivata a casa una multa accompagnata dalla decurtazione di alcuni punti della patente e lei, questa cosa, non la digerisce proprio, la percepisce come una tremenda ingiustizia, un immeritato castigo. Per questo è venuta a chiedermi se non sia il caso di rivolgersi al Garante per la violazione della  sua privacy a causa delle riprese di una telecamera non segnalata ad un incrocio stradale.
Lo immaginavo. Comincio a non sorprendermi più.

Ecco l’Italia che non mi piace. Un popolino di furbastri, di amici degli amici, di frequentatori di avvocati assoldati per aggirare leggi e codici, per cercare cavilli invece di darsi dell’idiota per aver rischiato la pelle a un semaforo, gente che venderebbe la mamma per passare davanti alla fila. Carte false per ottenere pensioni, privilegi, favori. A qualunque livello, dal politico al professionista, dall’amministratore all’impiegato. Si ammira il furbo, l’evasore, il ladro che non si sporca materialmente le mani, si insegna ai figli che con i soldi si può comprare anche la rispettabilità, la capacità di guardarsi allo specchio ogni mattina senza vergognarsi, la possibilità di dormire tranquilli, nonostante tutto.
E’ un paese che non mi piace, questo, un paese che non sembra credere più a nulla e di nulla sembra più indignarsi a meno che non venga toccato nel proprio portafoglio o nei propri sacri diritti, intento a rotolarsi nel proprio lento e inarrestabile declino, morale ed economico, che critica la propria classe politica e non si accorge che questa è il suo specchio. Un pezzo d’Europa dove la colpa è sempre di qualcun altro, dove non si capisce che ognuno, nel proprio piccolo, contribuisce a far girare il mondo, ognuno, nel proprio piccolo, può far qualcosa per migliorarlo. E tante persone lo fanno, in silenzio, senza sbandierare, ma molti altri no. Non è mio il mondo, sembrano dire, ci pensino gli altri. Non si sentono responsabili e chiudono il cancello del loro giardino, ripiegati sul proprio interesse. La responsabilità è un concetto che è diventato estraneo alla società plastificata che ci propone una televisione popolata di personaggi inutili e costruiti, di veline e di grandi fratelli. Ma sarebbe troppo semplice incolpare i media, non è una scusa sufficiente per seppellire la propria coscienza sotto l’indifferenza, per capire che la responsabilità è in noi e lo è sempre stata. Non siamo esentati dal subire le conseguenze delle nostre scelte.

Ogni piccola sentinella è responsabile per tutto l’impero. Non riusciamo proprio a capirlo.
postato da: dodo712 alle ore 13:14 | Link | commenti (23)
categoria:poveritalia
giovedì, 15 novembre 2007
Guardo mia figlia. Ha circa la stessa età di quei ragazzi che a Modena hanno ripreso con il telefonino il cadavere di una studentessa sedicenne finita sotto le ruote di un autobus. Hanno indugiato sui particolari più macabri, hanno riso e deriso e, non contenti, hanno pubblicato le foto e i video su Youtube. Come se si trattasse di uno di quei telefilm nei quali si sezionano i corpi, si scoperchiano scatole craniche e il sangue schizza allegramente sulle pareti.

Guardo mia figlia e mi chiedo quanto la conosco, fino a che punto. La vedo serena, conosco i suoi amici, parliamo e ridiamo insieme, quando è possibile. Mi domando se anche i genitori di quei ragazzi si sono chiesti la stessa cosa, qualche volta. Mi inquieta che possano avere avuto le mie stesse risposte, mi spaventa che abbiano percepito la stessa normalità che io vedo in lei.
postato da: dodo712 alle ore 23:34 | Link | commenti (41)
categoria:pensieri e parole, poveritalia
lunedì, 03 settembre 2007

Sembra impossibile che la stessa specie riesca a produrre poeti, musicisti, benefattori, assassini e gente che meriterebbe di scomparire dalla faccia di un pianeta che non li merita.

Su corriere.it c'è questo video-inchiesta ripreso in alcuni allevamenti del Nord in cui mucche malate vengono maltrattate ignobilmente per essere condotte (illegalmente) al macello e finire sulle nostre tavole, contro ogni regola sanitaria ma anche morale e civile.

Se anche solo un piccola parte di quanto auguro a questi individui divenisse realtà sarebbero messi male, ma proprio male.

Ringrazio Cyrana per la segnalazione.

postato da: dodo712 alle ore 12:38 | Link | commenti (18)
categoria:poveritalia, econews, hic sunt leones
martedì, 22 maggio 2007
TFR
E' successo di nuovo, ed è un brutto segno.

Quarant'anni, tuta blu. L'operaio mi chiama con un cenno furtivo mentre salgo in macchina per lasciare la piccola azienda in cui lavora. Si avvicina con passo da Pantera Rosa guardandosi intorno per timore di essere notato dal tuo titolare.
Non sono un esperto di paghe e contributi eppure non è il primo, in queste settimane, a chiedermi un parere, un consiglio, e questo è il triste segnale del disorientamento in cui troppi sono immersi. La domanda è sempre la stessa: cosa devo farne del mio TFR? Ogni giorno che passa mi rendo conto che esiste un popolo di operai e impiegati letteralmente allo sbando di  fronte alla scelta della destinazione della propria liquidazione. Sono dipendenti di piccole imprese dove non è presente alcuna rappresentanza sindacale. Il loro salario è quasi sempre costituito da una paga minima integrata da un fuori busta al nero sul quale non possono vantare alcun diritto. Non hanno sufficienti informazioni per decidere e capire, intuiscono l'importanza che questa scelta proietterà sul loro futuro ma hanno l'impressione che coloro che dovrebbero dare spiegazioni stiano giocando alla specialità nazionale, lo scaricabarile.

Ma chi li informa, questi?

Non certo il governo che si limita a generici spot televisivi che invitano a visitare il sito web di riferimento, come se fosse obbligatorio avere una connessione internet in casa, o all'opuscolino inviato a domicilio dal ministro. C'è da comprenderli: rivelare a milioni di persone che il TFR come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi non esiste più, dir loro che dovrà servire ad integrare la sempre più disperata e dimagrita pensione pubblica è dura e soprattutto fa perdere voti.
Lo stesso problema lo hanno i sindacati, tutt'altro che entusiasti di spiegare ai loro assistiti la gravità delle scelte da compiere. Rischiano una valanga di insulti e di vedersi stracciare sul naso montagne di tessere. Essendo abbastanza scettico riguardo alle parole di sconforto dell'operaio nei confronti dei patronati ho voluto provare a chiedere chiarimenti telefonici. Ebbene, la CISL della mia città (capoluogo di provincia!) mi ha consigliato di rivolgermi personalmente - e non per telefono - al loro ufficio distaccato che si trova a quindici km, in un'altra città! La CGIL ha dichiarato di non essere ancora pronta e assicura che entro poche settimane organizzerà incontri presso la propria sede (siamo a poco più di un mese dalla scadenza. Pensarci un po' prima, no?).
Delle aziende è meglio non parlare. Dovrebbero avere il compito di informare i propri dipendenti ma si sentono esse stesse vittime di uno scippo, quello del TFR che l'ingrato dipendente potrebbe sottrarre alla loro disponibilità, impedendo così che possano continuare ad iscriverlo a bilancio come passività pur disponendone come se fossero soldi propri.
I sondaggi ormai dicono che molti, per timore di sbagliare, continueranno a tenere il TFR in azienda. Una scelta del genere, fra pochi decenni, rischia di produrre uno stuolo di vecchietti che dovrà sostenersi con una pensione da fame. Un suicidio finanzario dovuto a mancanza di adeguata e tempestiva informazione.

Quarant'anni, tuta blu e tanta paura. Paura di decidere, paura di sbagliare, paura di essere abbandonato da tutti di fronte alla scelta sul proprio futuro. Paura di ritorsioni da parte del proprio datore di lavoro, paura che quel fuori busta non cresca più o possa diminuire, alieno com'è ad ogni diritto, ad ogni rivendicazione. Paura di trovarsi con un pugno di mosche in mano.
Paura di quegli stormi di assicuratori che iniziano già a volteggiare sulla sua testa.
postato da: dodo712 alle ore 12:29 | Link | commenti (40)
categoria:poveritalia
martedì, 03 aprile 2007

Venerdì sera, ore venti e quarantacinque.

Driiinn.... driiinn

io: Pronto?
lei: Buonasera. Vorrei parlare con il signor S.
io: Buonasera. Sono io.
lei (con voce allegra e simpatica): Buonasera, signor S. Sono Paola di Fastweb e la sto chiamando per proporle...
io: Paola! Buonasera! Che sorpresa! La stavo aspettando.
lei: ...
io: Anzi, ero un po' in pensiero perchè tardava.
lei (perplessa): ... ma... non capisco...
io: Ma come... tutte le sere qualcuno telefona per propormi le vostre offerte. E questo avviene tutti i giorni, ormai; sa, questa è la quarta volta consecutiva che la Fastweb mi chiama, questa settimana. Sempre alla stessa ora: le venti e trenta. Capisce che il suo ritardo mi preoccupava un po'.
lei: Oh, mi dispiace... a me qui risulta... non so cosa dirle...
io: Stia tranquilla, Paola, non ci sono problemi. E' bello essere amati così da una grande azienda. Però, già che mi ha chiamato, vorrei chiederle un favore.
lei: Mi dica, signor S.
io: Senta, potrebbe riferire al suo capo che gradirei essere chiamato da lui domani sera? Vorrei chiedergli il numero di casa in modo da poterlo ricoprire di equivalenti attenzioni, tutte le sere e alla stessa ora, mentre è a tavola. Mi piacerebbe davvero molto.
lei (ridendo): Signor S.... e io che la sto anche a sentire...
io: In ogni caso domani cerchi di essere più puntuale. Non riesco a finire la mia cena se non ho il piacere della vostra telefonata.
lei (ridendo): Bene, signor S. farò il possibile.
io: Ah, Paola... ovviamente non ce l'ho con lei. Buonasera.
lei: Certo, signor S., non si preoccupi. E' stato molto gentile. Buonasera.

clic

La scorsa settimana è stata l'apoteosi della Fastweb. Prima però era stata la volta di Tele2, Wind, Vodaphone. Tutte rigorosamente a rotazione. Mi è stata proposta perfino Alice flat, che ho già da più di un anno.
Che strano...non ricordo di aver mai firmato nessun consenso che autorizzasse costoro a contattarmi. Ovviamente mi aspetto che queste compagnie trattino allo stesso modo anche i signori del Garante della Privacy.

postato da: dodo712 alle ore 18:32 | Link | commenti (43)
categoria:poveritalia
martedì, 11 luglio 2006

A mente fredda, esauriti i festeggiamenti e la sbornia collettiva, finiti i discorsi patriottici e i deliranti proclami di qualche politico, terminate le parate e riposte le bandiere nei cassetti, mi viene in mente una piccolissima, banale riflessione.

Non si è un po’ esagerato?


Lo so, lo so, si fa festa, si brinda, si canta, si balla. Vincere il mondiale riempie di gioia e farlo a spese della  spocchia e della grandeur francese è una soddisfazione unica. Ma in un paese che langue economicamente, che ha enormi problemi di moralità ad ogni livello del suo tessuto sociale non sarebbe lecito aspettarsi un po’ di misura?


Le Frecce Tricolori, il bagno di folla, dichiarazioni assurde di politici, i superpremi ai giocatori, le lacrimevoli richieste di clemenza per i club truffaldini.

Insomma è tutto un po’ esagerato.

Non c’è una lira per la ricerca, per le infrastrutture. Si raschia il fondo del barile con sanità, pensioni e poi tutto questo? Dopo tutto i nostri eroi resterebbero tali anche con un po’ di moderazione in più.

Duecentocinquantamila euro sono il premio per aver vinto il mondiale. Vanno a ingrassare il già pingue patrimonio dei cari ragazzi che dovrebbero essere d’esempio al paese.


Esempio è una parola grossa, ammettiamolo. Nesta che dichiara candidamente di ignorare chi è Borrelli dimostra chiaramente che la realtà in cui vive è molto diversa dalla nostra (ma dov’è vissuto negli ultimi quindici anni?). Materazzi – lo adoro quando segna in quel modo e ancor di più quando abbraccia l'arbitro dalla felicità - invece non riesce a ricordare cosa significa la parola terrorista. Beh, se questo è l’esempio stiamo freschi.


Va bene, godiamoci la vittoria, non capita tutti i giorni, lo capisco, ma qualche politico è arrivato a dire che questa nazionale è operaia e socialista. Mi sembra un insulto a chi operaio lo è davvero e non arriva a fine mese con il suo stipendio. Non vado oltre ma mi chiedo con orrore chi abbiamo eletto!


Per qualche giorno questa vittoria fungerà da anestetico generale, poi i conti torneranno ad essere miserandi, molti torneranno a fare i salti mortali per far quadrare i conti familiari e ad aspettare  lunghi mesi per un esame in un ospedale pubblico. Guarderemo il prezzo della benzina continuare a lievitare e i conti in banca prosciugarsi. Leggeremo di nuovo di scandali, corruzione, tangenti e i nostri vecchi, decrepiti problemi ritorneranno a galla a ricordarci chi siamo veramente.


E, nel frattempo, i nostri eroi continueranno a vivere nella loro bolla dorata.

Ma siamo Campioni del mondo.

postato da: dodo712 alle ore 17:45 | Link | commenti (13)
categoria:poveritalia
mercoledì, 03 maggio 2006
All'inizio del sentiero che da Manarola porta verso Corniglia troverete certamente qualche pittore che, seduto su uno scoglio, ritrae i colori e il mare di uno dei borghi più belli delle Cinque Terre. Il 25 aprile scorso erano in tre: due orientali e un europeo. La ragazza giapponese era appollaiata su uno spunzone di roccia e il ragazzone dai capelli rossi poco più in là. L'unico facilmente avvicinabile era un anziano signore giapponese che, dalla sua panchina di pietra, colorava ad acquarello il disegno a china appoggiato sulle sue ginocchia.

Aveva perfettamente riprodotto tutto. Gli scogli, i colori pastello delle facciate, le barche dei pescatori e gli ombrelloni gialli della piazzetta. C'era tutto nei minimi particolari. Anche troppo. Vi si poteva perfino leggere la grande scritta gialla tracciata disordinatamente sul muro vicino allo scivolo delle barche: non sostare sotto il paranco. Graficamente orribile, lui l'aveva riportata fedelmente sulla sua opera ignorando probabilmente di aver testimoniato, con la sua precisione, l'immagine della peggiore sciatteria italica.

Nonostante le Cinque Terre siano famose nel mondo come uno dei tratti di costa più sublimi del Mediterraneo, anche se i borghi riescono ancora a salvarsi, ci sono dei tratti che deprimono veramente.
La celeberrima Via dell'Amore è ormai un unico graffito dall'inizio alla fine. Date, nomi, frasi poetiche e disegnini sono ormai tracciati ovunque: sulle targhe di marmo, sui muretti, nelle gallerie e addirittura incise sulle grandi foglie delle piante grasse che costeggiano il sentiero. Per essere una delle mete turistiche più celebri potrebbe essere tenuta un po' meglio, anche se mi rendo conto che la lotta contro l'idiozia di molti visitatori è una battaglia persa in partenza.

Ma non si può dare la colpa solo ai turisti; anche le istituzioni fanno del loro peggio. Nella parte finale del tratto fra Manarola e Corniglia, poco prima di raggiungere la stazione ferroviaria, possiamo goderci lo spettacolo di orrendi casottini di legno, ferro arrugginito e plastica che, abbandonati da anni, deturpano quel tratto di costa. Non manca niente: bottiglie rotte, pentole arrugginite, materassi sventrati, biciclette, lavatrici ed elettrodomestici distrutti. Sempre lungo lo stesso sentiero un nuovo ponte sospeso ha sostituito il vecchio, peccato che il relitto del precedente sia proprio sotto, distrutto e abbandonato nei pressi del mare. Tornando, poi, a quanto descritto all'inizio, resta un mistero il motivo per cui il Comune abbia tanta ritrosia a tirere fuori qualche euro per cancellare quella scritta a Manarola e a sostituirla con un più decente cartello.

Nessun paese come l'Italia ha ricevuto in dono simili bellezze artistiche e naturali, e nessun paese come l'Italia sa gestirle così male. Non è un problema di sola volontà politica, ma di semplice buon senso, di educazione, di amor proprio. La sensazione è che basterebbe poco, ma veramente poco, per rendere decente quel che invece sembra abbandonato. Un po' di buona volontà da parte di tutti, amministratori e turisti, e molti angoli tornerebbero a risplendere.
Ma quel poco non si fa e allora c'è solo da sperare che il giorno in cui i turisti stranieri rifiuteranno di pagare per visitare un paesaggio ormai deturpato dall'incuria degli italiani sia il più lontano possibile. Perchè allora saranno guai seri.
postato da: dodo712 alle ore 12:28 | Link | commenti (19)
categoria:poveritalia
venerdì, 28 aprile 2006
Come un'inchiesta può trasformarsi in concreto impegno civile.

Ne è un esempio l'iniziativa nata intorno a questo post sul blog di Alex321 e i cui risultati sono riassunti qui, a distanza di due mesi. Non aggiungo altro ma vi consiglio vivamente di leggerla perchè rappresenta una piccola luce di speranza per  la maturazione di una vera coscienza civile di questo paese.
Ringrazio Alex e chi lavora con lui per quello che stanno facendo.
 
postato da: dodo712 alle ore 14:12 | Link | commenti (17)
categoria:poveritalia
giovedì, 20 aprile 2006
Il post di oggi è stato pubblicato sull'ottimo blog dell'amico Spartaus (Resistere e... magari vincere) all'interno della rubrica Idee a confronto.
Ringrazio vivamente Vladimir per l'invito e per l'attenzione sperando che l'argomento possa risultare interessante.
Grazie a tutti.
postato da: dodo712 alle ore 08:09 | Link | commenti (7)
categoria:poveritalia, hic sunt leones
giovedì, 02 marzo 2006
Propongo che un piccolo ritratto con la foto di Achille Occhetto venga appeso, come monito, negli uffici degli esponenti dell'Unione. Perchè?
Perchè leggendo i giornali di questi giorni abbiamo la conferma di quanto il centrosinistra ami farsi del male. Prodi dichiara che chi guarda la TV vota per la CDL; non mi sembra una gran mossa visto che con queste parole tratta come minus habens milioni di italiani che guardano innocentemente la TV. Mastella fa due conti e dice che il nostro PdC ha mentito dicendo che da piccolo ha visitato un cimitero militare americano: abitando al nord e trovandosi tutti i cimiteri al Sud è impossibile che ciò sia avvenuto; non credo che alla famiglia del PdC mancassero i mezzi per comprarsi un biglietto ferroviario per fare una gitarella al sud, specie se il sud inizia a Firenze nei cui dintorni c'è proprio un piccolo cimitero militare americano. Pregasi avvertire il buon Clemente.

Tutti questi attacchi mi ricordano l'espressione cadaverica e sbigottita di Akel il giorno dopo le elezioni del 1994 quando la sua gioiosa macchina da guerra si inceppò rovinosamente per aver reso simpatico l'avversario a forza di sparargli addosso. Nonostante questo sembra che la lezione non sia stata imparata. Oltre a controbattere e contestare ogni parola che il premier dice bisognerebbe ricordarsi di avvertire gli italiani su quali saranno le priorità del nuovo governo. Non si crederà mica che milioni di elettori vadano a leggersi duecentottanta pagine di programma nel quale non figurano nemmeno una volta (dicono i ben informati) le parole TAV e PACS che hanno di recente movimentato la vita politica di questo rassegnato paese?
Su, ragazzi, un po' di buona volontà! Cercate almeno di spiegare chiaramente quattro o cinque cose che avete intenzione di fare evitando di cadere come ha fatto Prodi in un nebbioso indicare una via d'uscita al paese.

Verrebbe voglia di andare al mare! Non lo farò: ad aprile è ancora un po' freddo e poi un minimo di senso civico mi è ancora rimasto.
postato da: dodo712 alle ore 13:35 | Link | commenti (5)
categoria:poveritalia
giovedì, 16 febbraio 2006
Le armi di distruzione di massa sono fra noi!

Bush (per carità, nessuno lo avverta!) le ha cercate invano in Iraq ed erano qui, nascoste nei nostri pollai, covi di terroristi pennuti. Un piccione sovrappeso diventa l’incubo di una signora che chiama il servizio veterinario della ASL; la stessa ASL si vede recapitare un piccione schiacciato da un autobus (Repubblica, edizione di Firenze); molti guardano con sospetto i propri canarini – perché sono così gialli?

Rimasto a corto di latte questa mattina ho fatto una sosta al supermercato vicino all'ufficio ed ho assistito ad una scena agghiacciante: una signora si avvicina al banco macelleria e ordina un pollo; la commessa lo incarta, lo consegna alla cliente e saluta cortesemente. Fatti pochi passi, però, la signora si ferma di colpo, fa dietrofront e riconsegna il pollo alla commessa. Si è ricordata che mangiare pollo è terribilmente pericoloso ed è meglio non correre rischi.

C'era da aspettarselo: l'influenza aviaria comincia a fare le prime vittime.
La prima è il cervello degli italiani i quali spengono i loro neuroni e non danno ascolto a nessuno, decidendo da soli che i polli sono terribili bombe biologiche. Le altre vittime, e qui il problema è ben più grave, sono i lavoratori delle aziende impegnate nel settore; sono costoro che subiscono maggiormente l'ondata di terrore che sconvolge le massaie italiane, convinte che i  polli arrosto siano untori che infettano le nostre mense.

Per il momento niente di tutto questo sta avvenendo in Europa. Eppure da mesi sulle pagine dei giornali francesi e inglesi (quelli io conosco) le notizie sull'influenza aviaria campeggiano minacciose. Non c'è stato nemmeno bisogno, in questi giorni, di fare appelli alla popolazione perchè non rinunci a consumare pollo. E' bastato spiegarlo poche volte e loro hanno capito al volo. Noi no. Intanto gli allevamenti, e tutto ciò che gira loro intorno, licenziano personale gettando sul lastrico intere famiglie.

Ma i tedeschi, i francesi, gli inglesi, sono tutti così stupidi? Sono talmente incoscienti da continuare a mangiarsi pollastri fino a quando non sarà veramente provata la loro pericolosità alimentare? Evidentemente quei poveretti - pazzi - si fidano degli esperti che giurano che non esiste alcun pericolo alimentare. Noi, invece, siamo furbissimi, come sempre. Mandiamo al macero intere famiglie di gente che lavora per pura, semplice, cristallina italica idiozia.

Perchè, a volte, mi viene così voglia di emigrare?

postato da: dodo712 alle ore 12:20 | Link | commenti (11)
categoria:poveritalia
martedì, 14 febbraio 2006
A tutti, chi più chi meno, prima o dopo nella vita è capitato di farsi del male. Eppure ci sono alcuni che di questo sembrano aver fatto la propria missione.

Prendiamo l'Unione, per esempio. Sembrano tutti intenti a studiare il sistema migliore per riuscire, nonostante i pronostici, le crisi mistiche e le manie napoleoniche altrui, a perdere queste benedette elezioni. Non essendo sufficiente la querelle di ieri sulla TAV, ci ha pensato Marco Ferrando, candidato ribelle di RC, a far alzare la pressione ai leader del centro sinistra (compreso il suo), pensando bene di glorificare i coraggiosissimi shahid che amano farsi saltare nelle vicinanze di carri armati, moschee, gruppetti di bambini e civili. Mi rifiuto di nobilitarli con il nome di kamikaze; quelli almeno il senso dell'onore ce l'avevano visto che si schiantavano su bersagli militari e non su inermi famigliole nei mercati.

Insomma, fra crepe, ripicche, dissapori, mezze parole, temo che ad aprile, quando l'attuale governo verrà, presumibilmente, mandato all'opposizione, l'esultanza dovrà essere molto contenuta, perchè si tratterà, allora, nonostante giuramenti e pollici alzati per le foto di rito, di tenere insieme una matassa per niente rassicurante.

Prodi ha bisogno di molti auguri per farlo. E noi più di lui.
postato da: dodo712 alle ore 14:01 | Link | commenti (5)
categoria:poveritalia
mercoledì, 25 gennaio 2006

Ieri il ministro francese dell’Economia e delle Finanze Thierry Breton ha presentato ai suoi colleghi dell’Ecofin un memorandum sulla politica energetica europea. Secondo L’Express questo documento contiene una richiesta di diversificazione ma soprattutto una legittimazione del nucleare.

C’era probabilmente da aspettarselo visto la crisi del gas russo. La Francia, che è da sempre una sostenitrice del nucleare, chiede nel suo documento la definizione di un programma comune europeo di ricerca e sviluppo su questa fonte energetica al fine di mantenere il livello di eccellenza riconosciuto all’industria europea. Il testo raccomanda anche di seguire la strada delle energie rinnovabili considerate un’opportunità interessante per ridurre le emissioni di gas che contribuiscono all’effetto serra ma che, per il momento, hanno costi troppo elevati per poter sostituire completamente le fonti di energia tradizionali. Tutto questo instaurando un non meglio definito dialogo energetico con Russia, Cina, India e con i paesi dell’OPEC. Il documento non ha entusiasmato i partner europei. In primo luogo la Germania, la cui ostilità al nucleare è stata recentemente ribadita dalla Merkel, mentre la Gran Bretagna tace e l’Italia pure (siamo in clima di elezioni).

Il nucleare in Europa contribuisce per il 34% alla copertura del fabbisogno energetico. Un europeo su due, secondo i sondaggi della Commissione Europea, ritiene indispensabile un coordinamento energetico fra i paesi dell’Unione ma solo il 12% si dichiara favorevole al nucleare contro il 48% di sostenitori dell’energia solare, il 41% delle nuove tecnologie (idrogeno) e il 31% dell’energia eolica. Insomma, tutto il contrario che in Francia.

Del nucleare non mi fido poi molto ma ancor meno mi fido dell’Italia. Da un rapido sguardo alla cartina dell’Europa si capisce subito che in fatto di sicurezza non siamo molto tranquilli. Se l’incidente di Chernobyl ha reso radioattiva l’insalata italiana e i licheni norvegesi un incidente in una centrale francese coinvolgerebbe gran parte del continente. A maggior ragione non mi piacerebbe vedere centrali del genere sul territorio italiano. Sono sicuro che verrebbero costruite nel posto sbagliato (siamo campioni olimpionici di tangenti e bustarelle), forse verrebbero amministrate da raccomandati messi lì dai potenti di turno, le scorie sarebbero smaltite per far guadagnare i soliti furbi in barba alla salute dei cittadini. Insomma più che della pericolosità stessa delle centrali non mi fido della pericolosità del sistema-Italia.

Dipendiamo per l'85% dagli altri per la nostra energia ma, per favore, non facciamoci ulteriormente del male.

postato da: dodo712 alle ore 13:45 | Link | commenti (6)
categoria:poveritalia, europeando, econews
giovedì, 19 gennaio 2006

euroNon essendo un grande frequentatore di chiese posso anche sbagliarmi, però non ricordo di aver mai sentito un sacerdote, un vescovo, un cardinale, un Papa qualsiasi tuonare contro i molti evasori fiscali e denunciarli con il loro vero nome: ladri. Eppure alcuni di loro sono cattolicissimi, vanno a messa, dalle pareti dei loro uffici pendono i calendari di Padre Pio. Hanno fatto ore di fila per vedere la salma del Papa, hanno trepidato davanti alla televisione in attesa della decisione del Conclave. La domenica mattina insegnano catechismo ai bambini. Ci si potrebbe aspettare un’onestà cristallina da coloro che sbandierano la religione cristiana come il loro faro nella notte.

Eppure alcuni rubano.
Per anni, senza vergogna, senza nemmeno un’apparente increspatura della coscienza evadono tutto quanto si può evadere. In modo rozzo, chiaro, indiscutibile, semplice. Senza neanche il pudore di nasconderlo, con l’ingenuità di un bambino, evadono. Però sono perfetti cattolici. Peccato che non considerino il furto come un peccato e, se lo fanno, si autoassolvono immediatamente. 
 
Nella perenne opera di maquillage che investe da anni questo paese il vero nome delle cose è coperto da uno strato di sostantivi soffici, gradevoli;  i disabili hanno attraversato la fase che li vedeva prima handicappati, poi portatori di handicap, poi disabili e adesso diversamente abili; cambia il nome ma non la sostanza. In Francia non hanno mai smesso di chiamarsi handicappés ma hanno i servizi adeguati e le barriere architettoniche sono nella maggior parte dei casi rimosse. Qui no. Nel Bel Paese il termine evasore ha un alone di rispettabilità che il suo corrispondente di ladro non possiede. Dopo tutto il pensionato che ruba un po’ di spesa (per sopravvivere) al supermercato, per poi vergognarsi finchè campa, viene additato come ladro pur avendo probabilmente una statura morale ben più alta dei nostri bravi evasori. 
 
Si dovrebbe riesumare nelle scuole la materia ormai dimenticata dell’educazione civica. Non solo per insegnare ai bambini che è preferibile attraversare sulle strisce pedonali ma soprattutto per spiegare che c’è un interesse comune che va rispettato, che chi evade per anni e per miliardi non va ammirato come furbo ma bollato come delinquente, che i soldi che lui si intasca illegalmente mancheranno per i servizi essenziali, per le scuole, per la sanità, per i trasporti; mancheranno non a loro che si sono costruiti con quei soldi ville e uffici faraonici, ma ai poveri diavoli che non possono far altro che rivolgersi al settore pubblico per qualunque servizio perché il privato, per il loro reddito, è irraggiungibile.

Tutti si lamentano di coloro che siedono in parlamento, spesso a ragione, ma sono lo specchio di un paese malato, senza morale e senza coscienza, che, come le dame del Seicento, si copre di profumo per far dimenticare il tanfo che emana. Il retaggio borbonico dello Stato nemico, da fregare sempre e comunque, dovrà essere prima o poi sostituito dalla consapevolezza che lo Stato siamo noi e i ladri-evasori non danneggiano un’entità astratta e nemica, ma depredano tutti  i cittadini che in questo stato vivono rispettandone la Costituzione. 

Lo so, sono discorsi ingenui che nessuno fa più in un paese ormai rassegnato ed anestetizzato, un paese che può subire qualunque scandalo, rapina o nefandezza senza battere ciglio. Eppure mi piace pensare che un giorno i bambini di oggi, crescendo, proveranno un senso di imbarazzo e vergogna scoprendo che il padre è un evasore incallito.

postato da: dodo712 alle ore 12:18 | Link | commenti (5)
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giovedì, 29 dicembre 2005
Che i poveri cristi non contassero niente è risaputo; specie agli occhi dei parlamentari più pagati d’Europa.
Si sono spellati le mani a forza di applaudire il Papa quando cinque anni fa chiedeva un atto di clemenza. Inutilmente: il vecchio Papa è morto ma di amnistia nemmeno l’ombra nonostante le prese di posizione, le belle parole, gli atti bipartisan dei due schieramenti.
Duecentocinque firmatari e si riparte verso il paese dei balocchi: novantatre soli sono presenti e quindi non se ne fa nulla. Son tutti indaffarati a scartare regali e digerire panettoni e danno la colpa al Presidente della Camera per aver convocato la seduta il giorno dopo una festività. Sarebbe ora di ricordare loro che io sono in ufficio e come me tutta l’Italia o quasi è al lavoro e non c’è motivo alcuno per cui loro, poverini, debbano invece riposare.
La situazione è più che squallida: è ridicola. Se non ci fossero di mezzo carceri sovraffollate e sofferenze di poveri disgraziati ci sarebbe da seppellirli tutti sotto una valanga di risate. Ma non si può e non si deve. E non è più nemmeno un problema di maggioranza e opposizione, questa volta, visto che la vergogna tocca indistintamente ed in egual misura le due metà di questo frutto marcio.
Se è vero che, come dice Beppe Grillo, questi sono nostri dipendenti, c’è da chiedersi quanto siamo stati idioti noi ad assumerli.
postato da: dodo712 alle ore 09:12 | Link | commenti (2)
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domenica, 11 dicembre 2005
Giornata fredda e ventosa, irritante.
Adatta a fare cose a lungo rimandate come vuotare un vecchio armadio. E inevitabilmente ci si imbatte nel passato che questa volta assume la forma di vecchi libri scolastici. Quanti anni sono passati? Meglio non contarli.
Vestivano in jeans ad eskimo, dalle tasche spuntava Il Manifesto; sciarpe lunghe e megafono in mano: in decine allineati dietro gli striscioni dei cortei. Che fine hanno fatto? Quasi tutti si sono tolti l’eskimo e hanno indossato giacca e cravatta, si sono fatti raccomandare e adesso sono funzionari di banca. Sono parte di un esodo silenzioso e massiccio verso quella sponda che tanto disprezzavano e di cui proprio quel posto sicuro in banca era l’esempio più esecrabile.
Lo sguardo si volge verso i liceali di oggi.
In occasione della rivolta nelle banlieues francesi Repubblica ha pubblicato un articolo di Marco Lodoli che esaminava i sogni, gli ideali e i desideri dei ragazzi che frequentano il liceo in cui lo scrittore insegna.
Ne esce un quadro piuttosto desolante. Nessuna disponibilità a sacrificarsi, a soffrire per ottenere ciò a cui si aspira. Attratti come falene dalla luce della notorietà e del successo a tutti i costi. Ma è possibile? Sono così davvero? Certamente non tutti. Ma se veramente la tendenza è questa il fallimento della società modellata (o forse semplicemente subita) dai genitori sarebbe lampante, se visto dal punto di vista di una visione morale del mondo in cui viviamo.
Su un libro trovo annotato l’orario di un’assemblea. Erano spesso noiose, inconcludenti, politicizzate fino alla nausea. Ma almeno sognavamo – forse da idioti – di cambiare il mondo, di migliorarlo rendendolo più giusto e più pacifico. Il fallimento è stato totale ma pensavamo – e lo penso ancora – che qualche seme potesse aver attecchito. Penso ai ragazzi di Locri, a certe (non tutte) marce per la pace o contro il terrorismo.
Forse c’è ancora un futuro in cui sperare.
postato da: dodo712 alle ore 17:51 | Link | commenti (1)
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martedì, 29 novembre 2005

Si spostano in auto sportive, perennemente assistiti dal navigatore satellitare; la strada è la stessa da anni ma guai a non averlo.
Sono laureati ma non sanno l'inglese, non leggono un libro e si vede, ma sono convinti di poter coprire la loro ignoranza sotto una coltre di denaro. Sono professionisti ma credono che la Seconda Guerra Mondiale sia scoppiata negli anni cinquanta. Non sono capaci di trovare sulla cartina le isole che non visiteranno, rimanendo chiusi nel caldo abbraccio del villaggio turistico. Si danno stipendi da favola ma quando si accorgono che la matematica non è un'opinione guardano storto l'impiegata che lavora per loro da anni come se rubasse il pane dei loro poveri pargoli. Si sposano e vanno ad abitare in ville con tre bagni a testa e il colonnato greco in giardino; se potessero si farebbero costruire le copie della piramide di Cheope o di Versailles come i più pacchiani fra i nuovi ricchi cinesi.
Sono figli di padri senza memoria, sono giovani e vuoti. Scambiano i soldi con la dignità, la cultura con le carte di credito. Hanno il compito di risollevare l'Italia ma sono tanti, troppi ad essere così per potervi riuscire.

postato da: dodo712 alle ore 14:26 | Link | commenti (2)
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