Nel suo ultimo rapporto, datato 2001, l’agenzia della Nazioni Unite Intergovernmental Panel on Climate Change prevedeva un aumento della temperatura media globale di circa 5,8 gradi centigradi entro la fine del secolo, rimanendo tuttavia ragionevolmente ottimista riguardo alla possibilità di tenere sotto controllo i cambiamenti climatici attraverso l’abbassamento delle emissioni di CO2.
Il 2 febbraio prossimo uscirà il libro di James Lovelock, La vendetta di Gaia, destinato a mettere in discussione questa previsione e a disegnare una scenario catastrofico per i decenni a venire.
James Lovelock è uno scenziato di primordine le cui teorie si sono fatte strada nel corso degli ultimi tre decenni fino a diventare universalmente riconosciute dalla grande maggioranza dei suoi colleghi. Negli anni settanta Lovelock elaborò la teoria che attribuisce alla Terra un sistema di controllo su scala planetaria per mantenere l’ambiente adatto alla vita, battezzato Gaia e ampiamente accettato nel mondo scientifico. Adesso, in seguito ai cambiamenti scatenati dall’uomo, questo sistema comincia a lavorare contro di noi.
Lovelock pensa che abbiamo oltrepassato la soglia del non ritorno. Prevede che la temperatura media globale arriverà ad aumentare fino a 8 gradi innestando una serie di scenari catastrofici fatti di strati di ghiaccio che si scioglieranno, di intere regioni (Bangladesh) sommerse dalle acque e di milioni di rifugiati per motivi ambientali che nessuna agenzia sarà in grado di gestire, di agricoltura scomparsa e di paesi già poveri ancora più ridotti alla fame; un mondo completamente sconvolto e in mano sempre di più al caos e alle guerre. Insomma, quanto già previsto si verificherà ma ad una velocità imprevista.
Lovelock arriva a sostenere l’uso del nucleare per tentare almeno di ritardare l’effetto delle emissioni di CO2 che lui prevede aumenteranno a causa della industrializzazione di Cina e India e del dolce far niente degli USA sotto questo aspetto. Si spinge addirittura a ritenere inutile qualsiasi ulteriore sforzo per combattere una situazione senza speranza e a chiedere invece ai governi mondiali di attrezzarsi per salvaguardare la conoscenza dell’umanità.
L’Artico sarà entro la fine del secolo l’unica zona con un clima tollerabile. E’ qui, secondo Lovelock, che i governi dovrebbero concentrare la documentazione di tutte le ricerche scientifiche fondamentali alla futura sopravvivenza dell’uomo sulla Terra. Ovviamente non sottoforma digitale ma su buona carta robusta e scritte con un inchiostro di buona qualità destinato a durare nel tempo.
Le reazioni alle predizioni catastrofiche dello scienziato non si sono fatte attendere. I Verdi inglesi concordano sull’accelerazione del fenomeno del riscaldamento globale ma rimangono perplessi sul fatto che non si possa far niente per arrestarlo. Altri, come l’associazione Friends of the Earth, vedono ancora un piccola finestra di opportunità da sfruttare prima di scrivere il necrologio dell’umanità. Greenpeace pensa che Lovelock potrebbe aver ragione ma senza certezze dichiara che bisogna continuare a provare ad invertire la tendenza.
Insomma, secondo gli ambientalisti inglesi, ancora una volta la scelta è nostra e solo nostra. Nel frattempo c’è da sperare che Lovelock si sbagli.