Alleluja!
L’ignorante, il cafone, il maleducato, l’arrogante figlio del capo ha preso la sua brava abilitazione. Circondato da un alone di silenzio e di mistero è scomparso nel nulla per una settimana. Dicono sia andato in una regione sperduta del globo dove gnomi compiacenti avrebbero forgiato, a poco prezzo, il suo tanto agognato pezzo di carta cha da ora in poi arricchirà le nude pareti del suo già ricco ufficio. Ma sono solo voci di dipendenti ingrati e invidiosi.
Ovviamente, innanzi a tanto splendore, i dipendenti tutti, familiari compresi, hanno scompostamente gioito. Dopo mesi di borbottii, di lamentele per le ingiustizie, per i maltrattamenti al limite del mobbing, per i velati insulti, le maestranze tutte hanno concepito l’inaspettato colpo di scena: un regalo al giovine per la modica cifra di oltre euro 50 a dipendente (quasi mille euro in totale).
Ci sono evidenti problemi alla spina dorsale che non ne vuol sapere di stare su dritta in un ultimo rigurgito di dignità. Lo strisciamento impiegatizio dinnanzi al superiore, tra l’altro tanto odiato, mi fa star male. Odio vedere come si sgomitano per essere invitati alla festa che si terrà per la sudata conquista del foglio di carta. Odio vedere l’ipocrisia di chi borbotta e poi sorride servile.
Insieme agli altri pochi negletti che hanno deciso di ignorare l’invito guardo la processione di adoranti, nani e ballerine che si recano in fila indiana a congratularsi e a far sapere al neo professionista che, caschi il mondo, lo omaggeranno alla sontuosa festa.
Mi tornano in mente quegli operai in tuta blu che, negli anni settanta, dietro i loro striscioni marciavano per salvaguardare il loro posto di lavoro e penso a questi che il loro lavoro cercano di salvaguardarlo a suon di regalini e servilismo. Quegli operai almeno, con la loro schiena dritta, conservavano la loro dignità di uomini.