Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita e
meglio una lunga vita, e poi, proprio alla fine, forse si riuscirebbe poi
a scrivere dieci righe che fossero buone. Poiché i versi non sono, come crede
la gente, sentimenti (che si hanno già presto), sono esperienze. Per un
solo verso si devono vedere molte città, uomini e cose, si devono conoscere
gli animali, si deve sentire come gli uccelli volano, e sapere i gesti con cui
i fiori si schiudono al mattino. Si deve poter ripensare a sentieri in regioni
sconosciute, a incontri inaspettati e a separazioni che si videro venire
da lungi, a giorni d'infanzia che sono ancora inesplicati, ai genitori che
eravamo costretti a mortificare quando ci porgevano una gioia e non la
capivamo (era una gioia per altri), a malattie dell'infanzia che
cominciavano in modo così strano con tante trasformazioni così profonde e
gravi, a giorni in camere silenziose, raccolte, e a mattine sul mare, al mare,
a mari, a notti di viaggio che passavano alte rumoreggianti e volavano con
tutte le stelle, e non basta ancora poter pensare a tutto ciò. Si devono
avere ricordi di molte notti d'amore, nessuna uguale all'altra, di grida di
partorienti, e di lievi, bianche puerpere addormentate che si richiudono. Ma
anche presso i moribondi si deve essere stati, si deve essere rimasti presso i
morti nella camera con la finestra aperta e i rumori che giungono a folate. E
anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare, quando sono
molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i
ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue,
sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi
che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un
verso.
Rainer Maria Rilke, I quaderni di Malte Laurids Brigge
Se non puoi essere un pino in cima a una collina sii una sterpaglia nella valle, ma la miglior sterpaglia sul fianco della collina.
Sii un cespuglio se non puoi essere un albero.
Se non puoi essere una strada sii un sentiero.
Se non puoi essere il sole sii una stella.
Perché non è dalla dimensione che si vince o si perde. Sii il meglio di ciò che sei.
Martin Luther King, Barratt Junior High School, Philadelphia, 26 ottobre 1967
bottoni
ne vale la pena
Stefania Calledda Attimi d'abisso
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Non è necessario svegliarsi presto, rinunciare alla colazione dell’albergo infilandosi in tasca qualche biscotto e caricarsi gli sci in spalla per arrancare nella neve fresca fiancheggiando gli abeti.
Non è necessario presentarsi agli impianti di risalita prima dell’orario di apertura sperando di intenerire il cuore ruvido dell’addetto e sperare che ti conceda di salire insieme al materiale destinato al rifugio.
Non è necessario, una volta in cima, assaporare la solitudine bianca, rosa e azzurra che si apre davanti agli occhi, respirare il profumo della neve che la notte ha steso come un velo leggero su tutto e che adesso riflette il primo sole che spunta dietro alle cattedrali pietrificate, mentre in basso le luci del paese iniziano a spegnersi.
Di tutto questo si può fare a meno. Si può evitare di scivolare silenziosi attraverso questo paradiso che sembra essere lì solo per te, per farti sentire il fruscio della neve sotto gli sci, per farti trovare, al limitare del bosco, le tracce di chissà quale animale, o ascoltare il volo nero dei corvi.
Non è necessario accorgersi del camoscio che, brucando sulla sua cengia, osserva in silenzio la danza lenta di quello strano ometto. Lui, signore delle rocce, non può sapere che dietro quegli occhiali a specchio si nascondono occhi che si lasciano penetrare da quel mondo, gli permettono di entrare dentro e scendere giù fino al cuore, all’anima.
Tutto questo non è affatto necessario.
Eppure …