La scatola blu contiene ricordi senza proprietario.Adesso è riposta in un armadio che non viene mai aperto ma una volta era una scatola per biscotti, quelli danesi, e forse è per questo che emana ancora un vago profumo di cose buone. Sul coperchio Napoleone, ritratto da Jacques-Louis David, sembra sfidare il mondo sul suo cavallo bianco.
La scatola custodisce vecchie fotografie forse appartenenti a qualche nonno, scarti di selezioni precedenti, sempre più numerose. Ritraggono persone di cui si è persa la memoria e che nessuno è più in grado di identificare; forse amici, parenti, vicini di casa, compagni di giochi, volti in bianco e nero, sbiaditi e ingialliti dagli anni, che non hanno più un nome, nè una storia, perchè chi poteva raccontarla non c'è più. E loro sono un po' morti insieme agli ultimi depositari di quei ricordi.
Se fossi uno scrittore o un regista mi piacerebbe raccontare una vita. Non la vita di un grand'uomo che con un tratto di penna ha deciso il destino di milioni di persone o di intere nazioni, ma il percorso nel mondo di uno qualsiasi fra questi sguardi che hanno vissuto in silenzio, senza fare rumore, una vita che nessuno ormai può più descrivere, uomini e donne che hanno attraversato il loro tempo senza lasciare traccia, subendo la storia scritta da altri.
Sono solo figure senza nome, polvere di un'esistenza, ma io le immagino in un loro eterno presente e se potessi percorrere verso il basso la mia personale scala del tempo le sagome riprenderebbero il loro antico colore e tornerebbero a muoversi, magari proprio a partire da quello scatto che le ha immobilizzate sullo sfondo di vecchie case, di colline senesi incoronate di cipressi e di appennini dalle cime rotonde.
Non c'è più nessuno che possa testimoniare per loro e questa è la loro eterna condanna. I loro nomi sono scritti sulle lapidi di un ignoto cimitero, negli archivi di Ellis Island o nei registri immigrazione di qualche porto sudamericano. C'è certamente traccia di loro almeno nei libri di battesimo delle chiese.
Ci vorrebbe qualcuno che rendesse omaggio a questa moltitudine di vite silenziose e discrete che nascondono chissà quali quotidiani eroismi e disperazioni, dolori e speranze che non hanno più senso, lontano dai libri di storia, dai giornali e dalla luce della popolarità. Esistenze oscure che racchiudono tesori multicolori nei loro cuori perduti. Sarebbe bello se ad ognuno di loro venisse concessa la possibilità di scrivere il proprio diario, da archiviare nella lunga storia del mondo come traccia del loro passaggio, per poi lasciarli finalmente al loro oblìo che non sarebbe più così assoluto.
Le fotografie della scatola blu sono lì da decenni e vi resteranno. Perchè non si possono cancellare, gettandole via, le ultime testimonianze di un'esistenza. E' una responsabilità, questa, che un semplice uomo non può sopportare.







Gli ultimi anziani del paese ricordano ancora la prima volta che lo videro. Era appena sceso dalla sua auto scura, alto e bello nella sua uniforme attillata e ornata dalle mostrine scintillanti dell'esercito, equipaggiato con occhiali da sole e guanti neri. Lo accompagnava lei, la ragazza più bella del paese, sua novella sposa e oggetto del desiderio di una mezza dozzina di spasimanti.
Non si può certo dire che questo ospedale sia il luogo ideale in cui passare un mattino di inizio autunno. Ogni volta che percorro i suoi viali il pensiero mi riporta a momenti tristi fortunatamente superati da tempo. Sono in attesa di una visita ma sono in anticipo e mi siedo su una panchina a leggere il giornale.
Chi fosse non lo sapremo mai.