Ricordo quella sera come se fosse ieri.
Mi sembra di sentire addosso il caldo opprimente di inizio luglio e quell'atmosfera elettrica che sfiorava i palazzi trecenteschi della piazza. Era la serata di apertura del primo Blues Festival e l'indomani le leggende di Muddy Waters, Fats Domino e Alexis Korner avrebbero fatto vibrare la piazza con le loro note, ma quella sera ero lì per lui, un'altra delle icone della musica nera.
Con l'incoscenza dei vent'anni mi ero appuntato alla maglietta un biglietto colorato e mi ero spacciato per un fotografo professionista; un confuso gigante di colore in gessato stile Al Capone addetto alla sicurezza l'aveva bevuta ed io, a pochi minuti dall'inizio del concerto, avevo libero accesso al palco accompagnato dalla mia Nikon, dalle focali e da un bel po' di rullini.
Dopo che la band, davanti ad una folla venuta da ogni parte d'Italia (erano tempi in cui i concerti non erano ancora il pane quotidiano), ebbe preparato il suo ingresso, Dizzy Gillespie si presentò come un ometto come tanti, con il suo cappellino intonato ad una giacca a quadretti troppo stretta. Sembrava lì per caso, un sessantatrenne qualunque, ma quando portava alle labbra la sua strana tromba dal padiglione rivolto alle stelle le sue guance si gonfiavano a dismisura e le note uscivano limpide come cristalli. Non sentivo nemmeno la musica, continuavo a muovermi liberamente ai bordi del palco scattando senza fermarmi.
Verso la fine del concerto, mentre la band continuava a suonare, Gillespie, dopo aver gironzolato a lungo su e giù per il palco, ad un tratto venne nella mia direzione. Si fermò a pochi metri e puntò verso di me un dito inanellato, mi sorrise e strizzò l'occhio, come in segno di saluto, poi attaccò A Night in Tunisia (o almeno mi piace ricordare che quello fosse il pezzo).
Da quella sera ho pensato molte volte a quella notte e sorrido ancora al pensiero di quel piccolo gesto e all'emozione che ha portato con se. Le foto di quel concerto sono andate perdute molti anni più tardi nell'allagamento della cantina dove erano ospitate insieme ai negativi, ma conservo ancora l'illusione assurda che il buon vecchio Dizzy abbia voluto dedicarmi A Night in Tunisia.