Ancora pessime notizie sull'ambiente.Alla fine degli anni Ottanta il National Geographic Magazine pubblicò un numero speciale dedicato all'acqua. La cosa sorprese un po' tutti i lettori della rivista ma rileggendo quegli articoli a distanza di anni si può capire quanto fossero premonitori.
Da noi, in Europa, l'acqua non è mai stato un grosso problema; finora ne abbiamo avuta spesso in abbondanza al contrario di molti paesi per i quali l'acqua è una risorsa più importante di oro, diamanti e petrolio. Sul The Independent di oggi - che all'argomento dedica una prima pagina piuttosto inquietante - si calcola che metà dei letti d'ospedale nel mondo siano occupati da persone che soffrono di problemi legati alla mancanza di acqua pulita. E le cose sono destinate a peggiorare.
La popolazione mondiale aumenta, sono previsti 9,3 miliardi di esseri umani entro il 2050, l'inquinamento non arretra e il clima sta cambiando più velocemente del previsto con aumenti di piogge alle nostre latitudini ed un consistente peggioramento della siccità in regioni già provate da questo fenomeno. Ce n'è abbastanza per un quadro catastrofico che ha spinto il Segretario alla Difesa britannico John Reid a dichiarare che in un futuro non tanto remoto saranno probabili, anzi certe, guerre per le risorse idriche.
Ecco qua un elenco di zone a rischio nei prossimi decenni:
Israele, Giordania e Palestina.
Non per fare gli spiritosi, ma qui piove sul bagnato. L'importantissimo Giordano è controllato da Israele che taglia i rifornimenti in periodi di siccità. In sostanza il consumo di acqua da parte dei palestinesi dipende dallo Stato ebraico.
Turchia e Siria.
Già nel 1998 i piani turchi per costruire dighe sull'Eufrate portarono i due paesi sull'orlo del conflitto armato. Sono prevedibili ulteriori guai in futuro.
Cina e India.
Il Brahamputra ha già causato motivi di discordia in passato. Nel 2000 l'India ha accusato la Cina di non aver condiviso informazioni sullo stato del fiume che sarebbero state preziose per limitare i danni di inondazioni in India e Bangladesh.
Angola e Namibia.
In seguito alla siccità ci sono progetti della Namibia per rifornire la capitale utilizzando il bacino dell'Okavango.
Etiopia e Egitto.
L'Etiopia vorrebbe una maggior quantità di acqua dal Nilo Azzurro e la cosa non piace ad un Egitto già preoccupato da una possibile riduzione della portata del Nilo Bianco nel tratto sudanese.
Bangladesh e India.
Lo scioglimento dei ghiacciai dell'Himalaya, provocando alluvioni in Bangladesh, stanno determinando un aumento dell'immigrazione illegale di disperati che hanno perduto tutto verso l'India che ha rafforzato i controlli sui propri confini.
I problemi relativi all'acqua sono stati inseriti nel Millennium Development Goals e sono perciò all'attenzione dei leader mondiali i quali però, secondo le Nazioni Unite, hanno fatto ben poco.
Come dice ancora The Independent chiudendo il suo articolo, aspettiamoci un brusco risveglio.
fonte:
The Independent, Water Wars: Climate change may spark conflict
The Independent, World's most preciuos commodity is getting even scarcer







Sfogliando distrattamente I Viaggi di Repubblica, allegato al giornale, gli occhi mi cadono - letteralmente - su un riquadro piuttosto inquietante. E' inutile sottolineare che la rivista è chiaramente destinata a turisti e vacanzieri ma a pagina 59 del n. 406 del 23 febbraio 2006, nella sezione Mondo Ticket, a centro pagina, ben visibile campeggia un riquadro che annuncia gioioso che per € 998 Austrian Airlines è il primo vettore europeo a volare in Iraq.
L'ondata di violenza che ha attraversato il mondo musulmano in questi giorni, a causa delle famose vignette e dell'acume del nostro ex-ministro, ha messo in evidenza, in mezzo a tanto caos, un piccolissimo spiraglio di speranza, un accenno di strada sulla quale scommettere sperando che porti a qualcosa.
Le armi di distruzione di massa sono fra noi!
A tutti,
Sull'opportunità della pubblicazione delle famose vignette danesi e sulla pessima reazione del mondo islamico si è già detto di tutto e di più, ma uno strano silenzio, proveniente dalla Gran Bretagna, mi ha colpito in mezzo a tutto questo fragore.
Curiosando fra blogs, post e commenti ho notato una certa preoccupazione per quello che alcuni definiscono
L'articolo 301 del codice penale della Repubblica di Turchia contempla il reato di